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19/04/2010

Occhi d’artista per lo Champagne

L’ente che riunisce le grandi maison dello Champagne (http://www.maisons-champagne.com/index.php), ha censito in oltre mille le opere d’arte ispirate al “Vino della gioa”, e parliamo solo di opere d’autori celebrati dalla critica e dalla storia.

Un percorso ideale nello Champagne visto con gli occhi dell’arte, non potrà che partire dalla Parigi a cavallo del XIX e del XX secolo, la città degli artisti e delle atmosfere bohémien, la città del Moulin Rouge e di quel suo cliente speciale, Henri de Touluse Lautrec, che meglio d’ogni altro ha raccontato la notte parigina, e quei cafè chantant dove sui tavoli mai mancavano bottiglia e calici. E che dire di Eduard Manet e di quel “Un bar aux Folies-Bergère”, capolavoro assoluto dipinto tra il 1881 e il 1882 e che rappresenta il testamento spirituale dell’artista (http://it.wikipedia.org/wiki/Il_bar_delle_Folies-Berg%C3%A8re).

Quando arriva il nuovo secolo, la comunicazione pubblicaitaria esplode, i manifesti realizzati da grandi illustratori della Belle epoque provano a raccontare con semplicità ma sovente con tratti raffinatissimi, il piacere di vivere incarnato dallo Champagne. Il vino effervescente è però soprattutto fonte d’ispirazione prima che prodotto da commercializzare. E capita così che un artista come Paul cezanne, nel 1905 inserisca una bottiglia di Champagne in una splendida natura morta (Chaise, pommes, flûte et bouteille de champagne), e che George Braque, nel 1912 replicasse con un’altra natura morta, questa volta cubista (Nature mort II cubiste), di chiara ispirazione enologica.

Champagne come racconto che può essere anche provocazione, come nell’opera di George Grosz del 1921 “Alle cinque del mattino”, dove l’inquadratura è divisa in due parti: da un lato l’aperura di una fabbrica, alle cinque del mattino – appunto – dall’altra il prosieguo di una festa coi calici dei partecipanti ancora colmi di bollicine.

Il secolo avanza, le maison continuano ad affidarsi agli artisti per trasmettere le suggestioni dello Champagne come vino di atmosfera, di seduzione, di festa. E nel secolo del fumetto, anche i fidanzatini di Raymond Peynet, nel 1950, si spenderanno per una miason, la Perrier-Jouët. Ma non solo, perchè anche l’eroe gallico per eccellenza, Asterix, finisce col ritrovarsi a stappare Champagne. Una bottiglia di Mumm per la precisione. E’ il 1987 e i “padri” di Asterix, René Goscinny & Albert Uderzo firmano alcune “strisce” per la nota casa. E se agli albori del secolo, lo Champagne è stato impressionista, liberty, cubista, ecco che nei decenni seguenti diventa pop, accade a metà degli anni’80 con la campagna di Taittinger firmata Roy Lichtenstein.

Altre e corpose pagine si potrebbero scrivere, inoltre, sullo Champagne e la settima arte, nel secolo breve, infatti, l’aura di fascino legata allo Champagne si travasa pienamente nel cinema, come dimostra la locandina del 1995 che immortala Pieerce Brosnan, lo 007 di Goldeneye, con pistola e champagne. E’ la pubblicità di Bollinger, “lo Champagne di James Bond”. Ma l’agente di Sua maestà britannica, non beveva Martini? Non solo.

In conclusione si può dire che se l’arte ha aiutato lo Champagne a costruirsi la sua fama, si può comunque parlare di uno scambio reciproco, e che il vino della gioia con tutto il suo carico di suggestioni sia stato esso stesso fonte d’ispirazione. Per finire una curiosità datata 2000, il bustier dai forti accenti sexy che lo stilista Jean Paul Gaultier “cuce” su una bottiglia di Piper Heidsieck, a suggerire, se ce ne fosse stato ancora bisogno, che lo Champagne è vino per tutti e cinque sensi.

Categoria: Curiosità

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